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martedì 22 aprile 2014

Export di pasta in crescita da 9 anni

L'Italia prende per la gola i mercati esteri. L'export di pasta inanella il nono anno consecutivo di crescita: nel 2013 il balzo è stato del 5,4 per cento. Un business strategico per l'Italia che trova anche un supporto nella Sace: negli ultimi tre anni l'istituto di assicurazione dei crediti ha erogato alle società pastarie finanziamenti per 35 milioni, tra cui 16 a De Cecco per acquisire il gruppo russo First Pasta, 5 a Rummo e 4 al pastificio napoletano Ferrara.
Secondo Aidepi, l'associazione dei produttori, nel 2013 l'Italia ha esportato 1,9 milioni di tonnellate di pasta (+5,4%) per un valore di oltre 2 miliardi di euro e un incremento di circa il 4 per cento.

L'export oramai incide per circa il 60%, a volume, sulla produzione: una percentuale in crescita anche per la contrazione del mercato nazionale. I consumi calanti dell'Italia (-1% a volume e -2% a fatturato secondo Iri) alla fine hanno contenuto la crescita complessiva. «Non potevamo certo ritenerci immuni dal virus della crisi - interviene Riccardo Felicetti, presidente della sezione pastai di Aidepi -. Rispetto ai crolli di altri comparti il nostro è stato molto contenuto. Poi l'export ha consentito alle nostre imprese di mantenere la produzione» senza conseguenze (tranne alcuni casi) rilevanti sui livelli occupazionali.
L'Italia rimane il massimo divoratore (e produttore) mondiale di pasta: ne consumiamo mediamente 26 chilogrammi pro capite l'anno. Molti di più di altri Paesi, anche se venezuelani, tunisini e greci non scherzano: i consumi pro capitale variano tra i 10 e i 12 chilogrammi. Seguono svedesi, svizzeri e americani con 9 chilogrammi.
Tra i Paesi che importano maggiori quantità di pasta italiana, elenca l'Aidepi, rimane in testa la Germania, che ha segnato un incremento rispetto al 2012 in volume di oltre il 4% e in valore di oltre il +5,5%, seguita poi da Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, e Russia. Da segnalare la Libia che, anche per la forte presenza di italiani, ha raddoppiato volumi e valore rispetto al 2012. Poi bisogna considerare che non tutto passa dall'export: i primi due produttori italiani, Barilla e De Cecco, controllano all'estero, rispettivamente, negli Stati Uniti e in Russia, due superpoli produttivi, tanto da esserne i numeri uno. Inoltre recentemente Barilla ha annunciato che aprirà uno stabilimento in Russia, a Solnechnogorsk, nella regione di Mosca: quindi a breve si riproporrà il "derby" con De Cecco. «Ci sono ampi spazi di crescita per la pasta made in Italy sui mercati meno maturi - aggiunge Felicetti - E non penso solo all'Asia, ma anche ai Paesi del Centro-sud America e dell'Est europeo. Questo è talmente vero che Sace finanzia i pastifici: è certa della crescita e del ritorno sugli investimenti».
Sace ha garantito un finanziamento di 5 milioni a Rummo di Benevento per sostenerne la produzione e le vendite estere, 2 milioni al pastificio campano De Matteis per una linea di produzione che la rafforzerà in Europa, 1,2 milioni al campano Liguori per far fronte alla domanda del Giappone, 4 milioni per una linea integrata per la pasta corta del pastificio napoletano Ferrara e infine 3,5 milioni a La Molisana per crescere in Nord America, Russia e India e 3 milioni a Pasta Zara per ammodernare gli impianti che servono l'Europa occidentale

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